Yamas – Le corrette attitudini verso gli altri

Gli Ashtanga ovvero gli otto passi lungo la via dello Yoga sono spesso attribuiti a Patanjali e ad i suoi Yoga Sutra. In realtà sono molto più antichi ed esistono in forme più o meno simili anche nelle Upanishad, nei Puranas e nel Mahabharata.

In essi sono enunciati i diversi passi o adempienze che colui che decide di dedicarsi alla pratica dello Yoga dovrebbe seguire per raggiungere l'obbiettivo.

Questi passi sono nell'ordine: Yamas - le attitudini verso gli altri; Nyamas - le attitudini verso se stessi; Asana – posizione del corpo; Pranayama – controllo dell'energia pranica; Pratyahara – introversione dei sensi; Dharana – concentrazione; Dhyana – meditazione; Samadhi – estasi.

Sull'interpretazione e sulle modalità da seguire per l'adempimento di questi precetti vi sono delle divergenze di punti di vista tra le diverse tradizioni. La maggior parte degli studiosi concordano sul fatto che Patanjali appartenesse culturalmente al movimento ed al pensiero del Sankhia.

Per questo motivo è molto probabile che nella stesura dei precetti intendesse che l'adepto dovesse avvicinarsi un passo alla volta e passare al successivo solo dopo aver compiuto in modo soddisfacente il passo precedente. Altre scuole e tradizioni affermano invece che sia più opportuno avvicinare tutti gli otto stadi contemporaneamente perché spesso il progredire in uno di essi è di supporto per l'adempimento degli altri. In questo senso è semplice ad esempio constatare che in occidente molti si avvicinano allo Yoga attraverso l'Hatha Yoga, cioè le varie posizioni del corpo, e che però poi allargano l'interesse anche al resto in un secondo tempo. Nonostante le divergenze comunque tutte le diverse tradizioni dello Yoga riconoscono la validità degli Yoga Sutra di Patanjali e prendono gli Ashtanga come fondamento della disciplina.

I primi due passi (Yamas e Nyamas) riguardano precetti di etica nei confronti degli altri e di se stessi. Tradizionalmente il loro proposito è di incrementare la luminosità della luce divina dentro e attorno a noi e si basano sull'ipotesi che affinché la pratica dello Yoga abbia effetto è necessario vivere secondo le leggi naturali ed onorare in ogni momento la fiamma sacra che risplende dentro di noi ed in tutto ciò che ci circonda.

Come leggerete in seguito l'adempimento letterale di questi precetti è concettualmente impossibile. I saggi che li hanno tramandati affermano però che essi hanno discendenza divina e che attraverso la discriminazione e l'ascolto della voce del proprio sé è possibile in ogni istante compiere la giusta scelta per essere in armonia con i precetti e la natura stessa.

Per il conseguimento degli Yamas l'autocontrollo è essenziale ed in generale senza di esso è difficile pensare ad una qualsiasi progressione lungo il cammino dello Yoga.

Yamas è diviso in cinque diversi precetti.

Ahimsa

La non violenza. La pratica della non violenza ha lo scopo di eliminare le tendenze distruttive dell'aggressività e del desiderio di dominio. E' il precetto fondamentale degli Yamas sul quale poggiano anche gli altri. Ahimsa ha anche un aspetto attivo e cioè il lavorare attivamente nel mondo al fine di ridurre l'ammontare di violenza generale presente nel mondo. Secondo il concetto del Karma effettuare atti di violenza fa si che essi ci ritornino indietro con la stessa forza.

Avere pensieri violenti ed il desiderare la violenza è altresì causa di violenza. Bisogna tenere inoltre conto che si può essere violenti anche con la parola, in questo caso anche le chiacchiere maligne alle spalle delle persone sono una forma di violenza. La pratica di Ahimsa rafforza e purifica il cuore ed è considerato il più alto e supremo Dharma.

Alcune tradizioni interpretano questo precetto ammettendo che in alcuni casi l'uso della violenza può essere necessario per il conseguimento della pace. Altri maestri come ad esempio Krishnamurti affermano che lo scopo non può mai essere separato dal mezzo con il quale si intende ottenerlo e che quindi è assurdo pensare che l'uso della violenza possa avere degli aspetti positivi. Il personaggio storico più famoso che ha fatto della non violenza la sua bandiera è stato certamente il Mahatman Ghandi.

(metterei foto di Ghandi e Krishnamurti). In ogni caso potete percepire la complessità di questo precetto in quanto non è comunque possibile essere completamente estranei ad ogni atto di violenza. Quando mangiamo anche se vegetariani ci cibiamo pur sempre di esseri viventi, quando respiriamo o quando camminiamo anche se involontariamente uccidiamo esseri viventi.

Pratica: durante l'esecuzione di Asana ponete l'attenzione a non forzare eccessivamente il vostro corpo oltre le sue possibilità.

Sayta

La sincerità. La verità purifica la mente oscurata dalla falsità. Anche per questo precetto possono nascere dei problemi. Ad esempio a volte essere sinceri può comportare un certo tasso di violenza. Quindi come nel caso della non violenza non possiamo che fare leva sulla capacità di discernimento che non deriva dal pensiero e dalla mente ma dal silenzio e dalla meditazione ed è in grado in ogni momento di farci percepire ciò che è giusto o meno fare. L'aspetto fondamentale di questo precetto riguarda però la sincerità con se stessi. L'auto inganno è frequente e subdolo e ci allontana più di ogni altra cosa dalla verità.

Pratica: siate onesti e sinceri con voi stessi riguardo ai vostri limiti e capacitù.

Brahmacharia

Con Brahmacharia si intende normalmente la pratica della castità. Letteralmente il significato della parola è rivolgere le proprie risorse energetiche verso Brahman ovvero il divino. La castità o la continenza insegna ad utilizzare l'energia sessuale come forza di guarigione e forza spirituale. Anche in questo caso ci sono diverse interpretazione dello stesso precetto.

Alcune tradizioni sono per una interpretazione stretta suggerendo ai propri studenti di astenersi dal sesso attraverso la disciplina. Altre affermano che fino a quando esiste il desiderio questo non può essere represso e che la vita casta deve essere eventualmente una conquista naturale. Altre ancora rileggono il precetto non tanto come divieto ma nel senso del non attaccamento al sesso, del non vivere schiavi del desiderio e di non farne il fulcro della propria vita.

Pratica: rivolgere i vostri sforzi durante la pratica come offerta all'universo e non per saziare il vostro ego.

Asteya

Significa astenersi dall'impossessarsi di ciò che non ci appartiene. La pratica del non rubare brucia l'infelicità ed il risentimento quando che nasce quando ci si appropria di qualcosa che non ci appartiene. Questo precetto va visto non solo nella sua ovvia accezione materialistica ma anche in quella più sottile che riguarda il non abusare del tempo e dell'energia delle altre persone e della loro disponibilità e benevolenza.

Pratica: ogni giorno è diverso dal precedente. Non pensate quindi di aver conseguito nulla e allo stesso tempo agite come se tutto fosse possibile.

Pratica: rispettate il tempo e l'energia delle persone che vi circondano.

Aparigraha

Il significato impone al praticante di non accumulare beni. Il non accumulo tiene libera la mente da ogni eccesso e dagli attaccamenti che derivano dal possesso. Ogni cosa che possediamo può essere una distrazione alla pratica, il possesso è vissuto come un fardello. Inoltre è risaputo che vivere nell'agio e nel lusso aumenta la pigrizia e l'adagiarsi cosa che può risultare un problema.

In questo caso alcune tradizione non mettono l'accento sul possedere o meno cose ma sul fatto di riuscire a mantenersi distaccati da esse. Quindi non è importante cosa si ha ma quanto essere pronti in ogni istante a perdere tutto senza che questo causi il ben che minimo disturbo e fastidio.

Pratica: ogni giorno è diverso dal precedente. Non pensate quindi di aver conseguito nulla e allo stesso tempo agite come se tutto fosse possibile.

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